Allergie e Intolleranze
Il corpo umano è una macchina perfetta, armonica, organizzata: talvolta,
però, questa condizione, in alcuni soggetti, può subire delle
alterazioni causate da elementi tossici o da allergeni.
Le tossine, oltrepassando
una ipotetica soglia di tolleranza, modificano drasticamente l'equilibrio del corpo,
provocando alterazioni della salute.
Gli allergeni, attraverso il contatto con la pelle, l'iniezione, l'inalazione o
l'assunzione con alimenti o bevande, causano reazioni di ipersensibilità
dovuti alla loro prolungata e ripetuta azione sull'organismo.
Per comprendere i motivi per i quali il peggioramento dello stato di salute viene
provocato dalle sostanze assunte è necessario chiarire alcuni fondamentali
concetti.
Il sistema immunitario del corpo umano produce anticorpi ad esclusiva
funzione difensiva contro sostanze estranee chiamate "antigeni". La reazione degli
anticorpi da considerare per malattie da intolleranze alimentari è quella di
tipo III, detta anche "da immunocomplessi".
Un unico alimento non tollerato può provocare un intero spettro di sintomi:
naso colante, edemi, cefalea ed emicrania, tachicardia ed aritmia, eccitazione, colon
irritabile, nausea, dolori muscolari ecc. ecc. ecc.
Per capire esattamente come si sviluppano le intolleranze alimentari bisogna
considerare come funziona il nostro sistema immunitario. Gli anticorpi si dividono in
5 categorie: IgI, IgA, IgM, IgD e IgE dove per I si intende immunoglobulina, sinonimo
di anticorpo. Nelle classiche reazioni allergiche gli anticorpi interessati sono gli
IgE: il loro compito è quello di difendere il corpo dai parassiti (più grandi
di batteri e virus) legandosi ai mastociti. Quando appare l'elemento estraneo
(antigene) che si lega all'IgE, i mastociti liberano all'esterno sostanze chimiche
come l'istamina che scatena delle reazioni di espulsione eliminando i parassiti.
Nei soggetti allergici, gli IgE e i mastociti producono reazioni anche per
sostanze potenzialmente innocue che, se inalate, causano le allergie.
Per quanto riguarda le intolleranze alimentari, gli anticorpi da prendere in
considerazione sono gli IgA e gli IgG. La premessa da fare è che nel nostro
intestino esistono le placche di Peyer che, assorbendo gocce di fluido, campionano
l'antigene (nel nostro caso il cibo) e decidono come il corpo debba reagire. Nelle
persone sane il principale anticorpo che si contrappone al cibo è l'IgA. Il
corpo ha bisogno di avere dei sistemi di controllo che gli segnalino di non reagire
quando gli anticorpi si sono legati a qualcosa di innocuo (come può essere una
proteina del cibo): questa è la funzione degli IgA. Quando l'IgA, sollecitato
delle placche di Peyer, si lega alle molecole di cibo formando i complessi
immunitari, questo Ig non provoca infiammazioni (a differenza di tutti gli
altri Ig) ed in seguito i complessi immunitari IgA vengono "spazzati via" dai
fagociti (gli spazzini del corpo umano) senza provocare complicazioni. Gli altri
anticorpi, gli IgM e gli IgG, quando si legano agli antigeni (ad esempio i
microbi) provocano invece infiammazioni. I pazienti intolleranti producono
erroneamente più IgG e meno IgA. In questi soggetti viene a mancare il
processo detto di "induzione di tolleranza orale": essi riconoscono erroneamente
l'alimento come antigene che, legandosi all'IgG, provoca infiammazione. Nei
soggetti intolleranti le stesse placche di Peyer potrebbero non funzionare
correttamente, individuando la proteina del cibo come nemico e facendola
legare agli anticorpi IgG e non agli anticorpi IgA.
Per riconoscere le intolleranze alimentari il test migliore è senza dubbio il F.I.T. (food intolerance test) e tutti gli esami del sangue che studiano gli IgG e gli IgA: in questi test con un solo prelievo del sangue si possono controllare circa 200 alimenti, comprese le muffe ed alcune sostanze per la conservazione dei cibi. Esistono altri test di "autodiagnosi" che chiunque può realizzare: quello delle pulsazioni e quello del Ph della saliva.
I sintomi delle intolleranze alimentari variano da persona a persona: chi presenta
almeno 2 dei sintomi sotto elencati può considerarsi un soggetto a rischio di intolleranze alimentari:
- STANCHEZZA CRONICA NONOSTANTE SONNI REGOLARI
- SOVRAPPESO, SOTTOPESO O FORTI OSCILLAZIONI DI PESO NEGLI ANNI
- GONFIORI DEL VISO, DELLE MANI, DELLE CAVIGLIE, DEL VENTRE (gas intestinali)
- TACHICARDIA CHE SI PRESENTA SPECIALMENTE DOPO I PASTI
- SUDORAZIONE ECCESSIVA, ANCHE SENZA SFORZO FISICO
- CATTIVA DIGESTIONE E DISTURBI COLITICI
Vi sono cibi che sono più propensi (per il loro alto contenuto proteico) a causare intolleranze alimentari e questi, generalmente, sono anche quelli più facilmente consumati, ma in realtà qualsiasi cibo può indurre ad intolleranza.
Per concludere questa breve introduzione al concetto di intolleranza alimentare diciamo che i cibi maggiormente incriminati sono: il grano (e tutti i cereali che contengono gliadina quali avena, orzo e segale), la soia, il latte e tutti i derivati (dove vi è grossa presenza di lattosio), le uova (che contengono svariate proteine), le arachidi, i pomodori, alcune varietà di frutta secca, i molluschi, i crostacei e la cioccolata.
Una volta scoperti gli "alimenti intollerati" non resta che iniziare una dieta ad esclusione per eliminare i cibi che provocano i problemi e, dopo che l'organismo ha perso la sua "memoria immunitaria", che scatena le reazioni, una dieta a rotazione per reinserire gradualmente gli alimenti esclusi.
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